Archive for the ‘aforismi e non solo’ Category

Una poesia felina

29/03/2011

Ron a un annoIl gatto in un appartamento vuoto
(Wislawa Szymborska n. a Bnin, Polonia il 2/7/1923)

Morire – questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare il gatto
in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti
strofinarsi contro i mobili?
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.
La sera la lampada non è più accesa.
Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.
Qualcosa non comincia
alla sua solita ora.
Qualcosa non accade
come dovrebbe.
Qui c'era sempre qualcuno, sempre,
e poi d'un tratto è scomparso,
e si ostina a non esserci.
In ogni armadio si è guardato.
Si è cercato sulle mensole
e infilati sotto il tappeto

ma non ha portato a niente.
Si è perfino infranto il divieto
di  entrare nell'ufficio

e si sono sparse carte dappertutto.
Cos'altro si può fare.
Aspettare e dormire.
Che provi solo a tornare,
che si faccia vedere se osa!
Deve imparare che

questo non si fa a un gatto.
Gli si andrà incontro
con aria distaccata

un po' altezzosi,
come se non lo si vedesse camminando lentamente,
sulle zampe molto offese.

E soprattutto
non un salto né un miagolio.
Almeno non subito.

grazie a Gemisto per la segnalazione
nella foto c'è sempre il mio gattone

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Aforismi felini

27/03/2011

  Ron

 

Un piccolo gatto trasforma il ritorno in una casa vuota nel ritorno a casa (P. Brown) 

La cosa veramente grandiosa dei gatti è la loro infinita varietà. Uno può scegliere un gatto che si adatti a quasi tutti i tipi di decorazione, reddito, personalità, umore. Ma sotto la pelliccia si trova ancora – sempre uguale- uno degli spiriti più liberi del mondo. (E. Gurney)
 
Un gatto è un gentiluomo: elegante nell’atteggiamento, dalle maniere squisite e la biancheria immacolata e con una passione per i combattimenti corpo a copro, sfrenate storie d’amore, duelli al chiar di luna e canti di gioia (P. Brown)

grazie a Ilary per la collaborazione
nella foto c'è il mio gattone

La leggenda dei lupi e la luna piena

21/02/2011

               

In una calda notte di luglio di tanto tempo fa un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava a più non posso.
In cielo splendeva una sottile falce di luna che ogni tanto giocava a nascondersi dietro soffici trine di nuvole, o danzava tra esse, armoniosa e lieve.
Gli ululati del lupo erano lunghi, ripetuti, disperati. In breve arrivarono fino all’argentea regina della notte che, alquanto infastidita da tutto quel baccano, gli chiese:
– Cos’hai da urlare tanto? Perché non la smetti almeno per un po’?– Ho perso uno dei miei figli, il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata. Sono disperato… aiutami! – rispose il lupo.
La luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi. E si gonfio, si gonfiò, si gonfiò, fino a diventare una grossa, luminosissima palla.
– Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto – disse, dolcemente partecipe, al lupo in pena.
Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Con un gran balzo il padre afferrò il figlio, lo strinse forte forte a sé e, felice ed emozionato, ma non senza aver mille e mille volte ringraziato la luna. Poi sparì tra il folto della vegetazione.
Per premiare la bontà della luna, le fate dei boschi le fecero un bellissimo regalo: ogni trenta giorni può ridiventare tonda, grossa, luminosa, e i cuccioli del mondo intero, alzando nella notte gli occhi al cielo, possono ammirarla in tutto il suo splendore.

I lupi lo sanno… E ululano festosi alla luna piena.

grazie a Bruna

15/02/2010

Non esiste patto che non sia stato spezzato ,

non esiste fedeltà che non sia stata tradita ,

all’infuori di quella di un cane veramente fedele .


         KONRAD LORENZ

Oggi ho salvato un essere umano

10/02/2010

Trovato copiato in rete. Davvero un bellissimo testo.

Oggi ho salvato un essere umano.
I nostri sguardi si sono incontrati quando lei ha percorso il mio corridoio ed ha guardato nella gabbia.
Ho percepito subito il suo bisogno e sapevo di doverla aiutare.
Ho scodinzolato, non molto forte, perché non si spaventasse.
Quando si è fermata alla mia gabbia, ho impedito che il suo sguardo andasse dietro di me, per non farle vedere il piccolo incidente che mi era capitato.
Non volevo che venisse a sapere che oggi non mi avevano portato fuori.
A volte le persone qui hanno così tanto da fare, e non volevo che avesse di loro una brutta impressione.
Quando ha letto la scheda con la mia descrizione, ho sperato che il mio passato non la rattristasse.
Io posso soltanto guardare avanti e vorrei essere importante e significare qualcosa per qualcuno.
Si è piegata verso di me e mi ha mandato dei baci leggeri.
Io ho premuto le spalle e la testa contro la rete, per poterla toccare.
Mi ha accarezzato la nuca con la punta delle dita, così morbide e leggere, ha avuto subito bisogno di compagnia.
Una lacrima è scesa sulla sua guancia ed io ho alzato la zampa, per assicurarle, che tutto sarebbe andato bene.
Dopo poco la porta della mia gabbia si è aperta ed il suo sorriso mi ha così illuminato, che sono subito saltato fra le sue braccia.
Le ho promesso che sarebbe sempre stata sicura con me.
Le ho promesso che l’avrei sempre accompagnata.
Le ho promesso che avrei fatto di tutto, per vedere sempre il suo sorriso smagliante ed un luccichio nei suoi occhi.
Ho avuto la fortuna, che lei passasse dal mio corridoio.
Là fuori ci sono molti altri essere umani, che ancora non hanno attraversato questi corridoi.
Ancora così tanti, che devono essere salvati.
Io ne ho potuto salvare almeno uno.

Dedicata a tutti i volontari animalisti

18/10/2009
Ricevo questa simpatica email e la dedico a tutti gli amici volontari animalisti: grazie per tutto ciò che fate! Fioredicollina.

Chi è un volontario animalista?
 E’ una persona che all’inizio ha del tempo da dedicare a una causa benefica. All’inizio.
Poi finirà per non avere tempo neanche per se stesso:questo se sarà un bravo volontario. I volontari operano nei/dai posti più disparati.
Dai bagni degli uffici, in fila alle casse del supermercato, nelle aree di sosta in autostrada, nei camerini dei negozi. In disparte negli angolini dei posti più impensati li vedi parlare sottovoce ai loro cellulari, scartabellando nelle loro agendine.
Sono quelli che chiedono permessi velocissimi in ufficio per poi tornare magari dopo un’oretta o due , spettinati, sconvolti ma con il sorriso sulle labbra e il sedile della macchina tappezzato di peli.
Vivono in simbiosi con il loro cellulare, che vibra spesso, ma se il capo è vicino non rispondono mai.
 La loro mail è costantemente costipata da appelli. Ipersensibili, generalmente un po’ ansiosi.
 Li riconosci perché qualsiasi potrà essere l’argomento che state affrontando i loro occhi verranno rapiti da qualunque essere vivente a quattro zampe che vi passerà vicino.
Sarete sicurissimi di avere di fronte un volontario se dalla sua borsa emergerà sempre una scatola di biscottini per cani e un guinzaglio Potrete essere sicuri al 100%i se vedendo passare un cane senza collare, inizieranno a inseguirlo prima con gli occhi , poi facendovi segno di abbassare la voce per non spaventarlo e quindi in punta di piedi inizieranno a pedinarlo lasciandovi in asso.
Nel bagaglio della macchina hanno sempre del pane secco .".non si sa mai. ..magari incontro un’anatra". In casa al posto dei quadri hanno certificati di adozioni di conigli.
Quando li riconoscerete attenetevi a queste semplici regole: Non iniziate mai a parlare di animali in loro presenza oppure se lo farete, attrezzatevi con tutto il necessaire per preparare una pastiera napoletana. Almeno alla fine delle 12 ore di monologo animalista potrete gustare una giusta torta proteica.
Accettando la loro amicizia su Fb entrerete nel pericolosissimo mondo degli occhietti amabili che vi chiedono adozione e in meno di una settimana gioirete insieme ai vostri 4 nuovi cani, gatti e conigli.
Non dite mai a un volontario animalista, che FORSE prenderete un cane. Vi si attaccherà ai calcagni e potrete staccarlo solo sopprimendolo.
Altri indizi: I volontari sono sempre in bolletta e generalmente vestiti in maniera semplice. Impossibile non trovare almeno un pelo animale su giacche , sciarpe.. . Spesso spettinati ( con i soldi del parrucchiere ci pago 1 pensione a un canetto) Difficilmente liberi durante i week end perchè impegnati in preaffidi, staffette, sgambamenti e cene di beneficenza. Sono quelli che quando dicono "sai , faccio volontariato per gli animali"ricevono sguardi di finta ammirazione mista a vera commiserazione. … IL volontario lo sa.
 E’ una malattia, una forza impossibile che ti spinge a tritarti anche centinaia di chilometri alle 5 di mattina di domenica per aiutare un orecchiuto a uscire da una gabbia fetida e raggiungere una cuccia calda. Un volontario è costretto a vedere giornalmente quello che costantemente combatte: la violenza. Perchè il volontario la cerca, la legge giornalmente, la vede . La studia con il voltastomaco per poterla combattere, per farla conoscere a tutti perchè tutti la combattano . E il volontario non ci fa mai l’abitudine.
Le volontarie donne hanno un fedele alleato : il correttore per le occhiaie. E’ sondato che non hanno mai sonni tranquilli Ma un volontario animalista ,nonostante questo impietoso ritratto è sempre una persona speciale. Ha una luce propria. E’ una persona che VEDE il sorriso di un animale, che ne sente la gioia , che assorbe la luce di un ‘anima pura .E’ qualcosa di magico. E di questi tempi, credetemi è una benedizione. Vogliate bene agli animali. La loro esistenza fa bella la nostra.
 E i volontari semplicemente sono schiavi della bellezza che gli animali, con la loro purezza , sanno diffondere. Siate gentili con ognuno di loro animali e volontari.
 Anche questi ultimi ogni tanto hanno bisogno di un pò di incoraggiamento.
grazie.
Ilaria Cappato e Rossella

Una bella storia che volentieri pubblichiamo

05/08/2009
Quando arrivano queste storie capisco che gli angeli esistono…grazie "mamma di Matteo" !

La scoperta di Matteo, il suo arrivo e la sua rinascita per me restano avvolti nel mistero e nel miracolo. La nostra storia è semplice. Io ho visto lui e me ne sono innamorata. Su internet. Come accade a tanti. Lui era sporco, storpio, paraplegico, eppure vivo. Sopravvissuto, nascosto nel bosco, nella foresta per sfuggire all’uomo. Non mi sono posta troppe domande. Una sì però: quante risorse aveva messo in gioco per sopravvivere? Quali strategie geniali di sopravvivenza?  Matteo era un cane speciale e andava tolto dalla strada, sottratto dai ripetuti tentativi di chi lo voleva eliminare gettandolo in canali di scolo dove fargli fare la fine del topo nel pozzo. O togliendolo a bastonate dal sagrato del santuario perché la vista di un randagio mezzo selvatico, mezzo lupo e mezzo maremmano, e per qualcuno “mezzo cane”, poteva disturbare i pellegrini. Poverini.

Lo avevano tenuto in vita fino ad allora due santi (non certo il sindaco, che aveva scritto un’ordinanza affamarandagi per evitare che i cani di cui per legge è responsabile potessero almeno mangiare e bere): una volontaria e un frate cappuccino, il solo tra i confratelli del santuario di San Matteo a passargli cibo di nascosto. Ma Matteo per me non poteva vivere più a rischio. Mi sono impegnata per farlo salire, il destino ha voluto mettere sul mio cammino molto tortuoso incontri e persone speciali che ho trovato al posto giusto e al momento giusto, per offrirgli uno stallo a due passi da casa perché potessi tutti i giorni socializzare, cercare un varco di dialogo, di comunicazione. Uno spiraglio. Lo cercavo ma lui non rispondeva. Poi, ha iniziato a mandarmi messaggi. A “scrivermi” pensierini. Senza mai cercarmi. Io di qua, lui di là. Seduti vicendevolmente di spalle. Di lato. Per più di un mese l’impresa era fargli ingerire sei pastiglie al giorno. Un incubo. Diventato una sfida. Il cibo, la consuetudine, sono diventati il nostro primo linguaggio. Il resto è venuto da sè.
Ci sono voluti cinque mesi, in una straordinaria progressione di risultati, per assistere alla sua rinascita. Un pianto per il primo scodinzolo. Un altro pianto per la prima annusata. Un pianto per lui che si mette di pancia e mi allunga la zampa. Un altro pianto per il primo morso da gioco. Un altro ancora per il primo bacio. Cinque mesi di quotidiana peregrinazione mattutina in rifugio. Dura, ammetto. Durissima. Ma se prima Matteo si nascondeva per scappare, ora lo faceva per giocare a nascondino. Io dentro la casetta, lui dietro la porta, a simulare l’agguato.
Prima dovevo sedarlo per toccarlo. Ora dovrei sedarlo per farlo finire di giocare. Poi, è arrivato il momento magico del suo progressivo approccio a casa, con gli altri nostri cani. Quattro maschi. E una sola femmina. Era l’ultima scommessa da vincere. La sfida dell’adattamento finale. Poteva essere la rissa, con feriti. L’indifferenza, con la vigilanza. Oppure la famiglia, il suo branco “libero” nei confini della sua nuova libertà. Attendevo ogni domenica per scoprire come loro ci avrebbero stupito. I cani sono migliori di noi, comprendono e accettano l’handicap più di noi. Si relazionano meglio di noi, mandano messaggi pacificatori più di noi.
Si riconoscono più di noi. Non è forse un caso che  il suo migliore compagno di giochi e cane guida sia diventato l’ultimo arrivato, un microbo di meticcio trovato con una catena incarnata nel collo. La prima volta che si sono visti è stata una rivelazione da cardiopalma: ha attraversato di corsa il giardino e lo ha affrontato muso contro muso. Oddio, mi sono detta: adesso lo sbrana. Invece si è lasciato baciare sulla bocca. Matteo poteva accettarlo oppure aprire la bocca e distruggerlo. Si sono capiti al volo. Oggi giocano al domatore e al leone. La testa dell’uno sempre dentro le fauci dell’altro. Il microbo lo abbraccia e insieme a lui si rotola  sul prato.
Matteo ora è a casa sua. Sta misurando i suoi nuovi spazi, osa, si ritira, decide lui quando. Adottare un cane disabile segna un confine tra come eravamo prima e come siamo migliori dopo.  Avere un gigante seduto che ti segue e ti cerca, che ha adottato te, è l’esperienza più bella e avventurosa che potesse capitarmi. Un’alleanza possibile, un miracolo, un mistero. Quando finalmente avrà il suo carrellino, quaranta chili di cuore e intelligenza annuseranno l’erba pulita. Cosa c’è di più bello di una pipì nel prato fuori casa?
La mamma di Matteo

da info@chiliamacisegua.org

MATTEO PRIMA

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MATTEO ORA !

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Lezione di altruismo dagli animali

15/07/2009
Quando un lupo dominante ha a che fare con un esemplare di rango inferiore difficilmente si avventa su di lui facendogli del male. Può minacciarlo, attaccarlo, immobilizzarlo, ma senza ferirlo seriamente. Questo è uno dei tanti esempi che proverebbe la tesi secondo cui anche gli animali hanno una moralità, la capacità cioè di distinguere il bene dal male e dunque una sorta di “coscienza”. Ne è convinto l’americano Marc Bekoff, professore di ecologia e biologia evoluzionista all’Università del Colorado. Bekoff ha analizzato numerosi comportamenti animali – soprattutto dei mammiferi – e ha concluso che in alcune specie il senso di responsabilità, altruismo, affettuosità verso i propri simili – o addirittura verso esemplari appartenenti a differenti popolazioni faunistiche – è così spiccato da non aver nulla da invidiare a quello dell’uomo. Secondo Bekoff la moralità animale è uno stratagemma evolutivo di assoluta importanza. Il senso “civile” degli animali consentirebbe loro, infatti, di vivere in armonia, di calibrare adeguatamente i comportamenti aggressivi e quelli altruistici, in pratica di saper dirigere correttamente le emozioni. Tutto ciò per un solo scopo fondamentale: far sì che la propria specie prosegua felicemente nel suo cammino evolutivo. Ma campioni di moralismo non sono solo i lupi. Il fenomeno è riscontrabile in molti altri mammiferi. Per esempio negli elefanti. La morale dei grandi pachidermi africani trova conferma in una capacità empatica sorprendente. Si sono visti, per esempio, proboscidati assistere propri simili moribondi fino al loro ultimo respiro o pachidermi liberare una gazzella imprigionata in un recinto. L’empatia è tipica anche dei topi. Roditori allevati in laboratorio (metà dei quali sottoposti a scariche elettriche) hanno mostrato di rifiutare il cibo se questo procura dolore ad altri esemplari (personalmente devo dire che io detesto questi tipi di esperimenti) In Cina ci sono scimmie che aiutano le madri ad accudire i piccoli. In Usa altri primati trattano con particolare amorevolezza esemplari con gravi problemi comportamentali. La generosità è invece una caratteristica dei pipistrelli. Se vedono un proprio simile che non mangia da tre giorni gli vanno incontro, rigurgitando nella sua bocca il sangue raccolto durante la propria attività di caccia. Poi ci sono i delfini, le cui caratteristiche emozionali e “intellettuali” sono risapute. Spesso si sente parlare di delfini che traggono in salvo esseri umani attaccati dagli squali. Per i delfini noi siamo una specie assolutamente diversa, eppure c’è un qualcosa che li spinge a venire in nostro aiuto: questa è una prerogativa umana e si chiama, appunto, moralità. Secondo Bekoff c’è anche una spiegazione fisiologica a tutto ciò: la struttura base cerebrale dei mammiferi è uguale per tutte le specie e quindi anche certe facoltà mentali dovrebbero essere facilmente assimilabili fra i tanti rappresentanti dell’ultimo gradino evolutivo. . I proprietari di animali domestici reagiscono alla perdita dei loro amici a quattro zampe provando dolore e tristezza. Ma quali sono le reazioni degli animali al lutto e alla perdita di un loro simile o dell’uomo? Sembrerebbe che cani e gatti provino i medesimi sentimenti di mancanza e di sofferenza, quando viene a mancare un essere della loro stessa specie, o se il proprietario scompare. Charles Darwin fu il primo a rendersi conto che gli animali manifestavano il dolore allo stesso modo dell’uomo. Una ricerca condotta dall’American Society for the Prevention of Cruelty to Animals ha rilevato che il 36% dei cani mangia meno dopo la morte del compagno a quattro zampe, l’11% smette completamente di alimentarsi, il 63% guaisce più del solito o diventa improvvisamente più taciturno. Il 66% dei cani e dei gatti cambia totalmente indole e personalità, dopo aver subito un lutto. Tutte reazioni simili alla risposta emotiva dell’uomo per elaborare la scomparsa delle persone care.

ringrazio l’amico LuigiBortolo per questo post

Ho trovato un uccellino: cosa fare?

01/07/2009
Qualche giorno fa ero vicino casa mia e volevo fotografare alcuni fiori  quando vedo il cane "adottivo del vicinato" che stava annusando qualcosa, incuriosita mi avvicinai e vidi un piccolo uccellino che si nascondeva impaurito sotto ad una siepe!
"Meno male – pensai- sono arrivata in tempo! "
Magari non gli faceva nulla, ma non si sa mai….pian pianino allungai la mano fra la siepe e riuscii a prenderlo, probabilmente era un piccolino caduto dal nido, ma chissà da dove !!! Preoccupata per la sua sorte, dapprima lo sistemai in una scatola sul tavolo di casa, mentre la mia cagnolina abbaiava ad ogni ‘cip’ e voleva vedere cosa avevo portato in casa! Il micione osservava da FUORI la finestra….mumble mumble….cosa fare? Certo non potevo portarlo di nuovo fuori, ma neppure tenerlo in casa coi pelosi in giro ….urgeva rimedio! Cercai allora sull’elenco telefonico la sezione cittadina della L.I.P.U. dove un signore gentilissimo mi disse di portarglielo…..mmmmm…..ci voleva un’ora d’auto…..allora chiesi se ci fosse un punto più vicino alla mia zona in grado di aiutarmi  e mi diede il numero telefonico del C.R.A.S. (centro recupero animali selvatici) evviva!!! Subito telefonai ed una volontaria mi disse di portarlo subito lì!  Facendo delle scorciatoie mi resi conto che in un quarto d’ora potevo arrivare! 
" Piccolo uccellino io ti salverò!!!! "

E così col mio piccolino nella scatola (opportunamente aerata) piombai là !!!!
Ero e sono molto contenta, perchè l’ ho lasciato nelle loro mani sicure ed esperte: si tratta di uno storno e va alimentato a dovere, perchè diversamente morirebbe! 
Tra qualche giorno passerò a vedere come sta….
Ecco comunque, dal loro sito, qualche consiglio che potrebbe essere utile in caso di ritrovamento di nidiacei di uccelli o adulti in difficoltà. Grazie al cielo c’è qualcuno che si prende cura di loro!
Ah…volete vedere lo ‘stornellino’ ? Naturalmente ho voluto scattargli una foto ricordo…
storno

Preghiera dei gatti

24/12/2008
Signore,
sono il gatto di casa
e un amico sincero
vicino vorrei.
Ricco o povero,
bianco o nero,
anche un po’ strano,
ma Umano "umano"!
Non ti scordar di mio fratello,
il gatto libero.
Fagli trovare un angolino
perché possa ripararsi
e un buon bocconcino
perché possa sfamarsi.
Non far mancare il solleone
perché possa riscaldarsi
e nemmeno l’acquazzone
perché possa dissetarsi.
Bastano ogni giorno un bel topino
e ogni sera un caldo camino
al gatto di campagna, mio cugino!
Grazie, infine,
da tutti quanti noi,
micetti e micine.
(Anna Maria Ghibaudo) 
Ron Noel
Il mio gatto Ron saluta tutti gli a-mici del blog!