Comunicati stampa LAV

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Comunicato Stampa 6 novembre 2008
BOCCONI AVVELENATI NON SI PUO’ PIU’ PARLARE DI INCIDENTI SPORADICI.

LA LAV RITIENE NECESSARIE AZIONI URGENTI E UN COORDINAMENTO TRA CITTADINI E ISTITUZIONI PER SCONFIGGERE IL PROBLEMA.

Il fenomeno degli avvelenamenti è un vero e proprio allarme nella provincia pavese. Nel 2006 i bocconi avvelenati hanno causato la morte di animali a Godiasco, Ponte Nizza, Bagnarla e Varzi. Nel 2007, sia nei centri abitati sia nelle zone rurali di Voghera, Casteggio, Casatisma, Pontecurone, Viguzzolo, Gravellona Lomellina, Tornaco, si sono verificati altri episodi. Nel 2008 l’avvelenamento del cane di Francesco Rosso tra Zerbolò e Villanova D’Ardenghi e quella premeditata di gatti a Retorbido, nonché di cani (ottobre 2008), in pieno centro a Pavia e ancora di gatti a Gropello Cairoli (settembre 2008), nonchè gli avvelenamenti degli ultimi giorni a Mezzana Bigli hanno riproposto la drammaticità del problema.
Gli animali vittima di esche letali e le zone in cui si sono verificati i tristi episodi mostrano il collegamento tra l’avvelenamento di animali quali cani e gatti e l’azione deliberata di chi prende di mira volpi e nutrie, ma anche l’intolleranza verso colonie feline e cani e gatti di proprietà.
In entrambe le ipotesi, sono necessari interventi urgenti, di cui devono farsi carico, in primis, le istituzioni.
La LAV chiede che vengano intrapresi provvedimenti sistematici che possano portare a dei risultati – forse non immediati – ma di maggiore tenuta quali:
-mappatura delle zone in cui si siano riscontrati casi di avvelenamento e tabellazione perimetrale ad ampio raggio delle aree colpite con cartelli che segnalino il pericolo
– attività di controllo del territorio con raccolta e distruzione delle esche e bonifica delle aree inquinate controllo sull’attività di derattizzazione;
– limitazione del commercio di sostanze da estrapolare dalla lista di quelle più comunemente utilizzate con l’istituzione di un registro di carico e scarico anche per questi veleni che finora sono stati commercializzati liberamente;
– potenziamento della Polizia Provinciale e attivazione delle necessarie sinergie tra i vari organi pubblici e privati interessati;
– divieto temporaneo di attività collegate alla caccia nei territori agro-silvo-pastorali dove si siano rinvenuti bocconi avvelenati, così come avviene già per le zone colpite da incendi in quanto la vita degli animali non può e non deve valere meno di quella degli alberi;
– informazione capillare alla cittadinanza, soprattutto tramite radio e TV.

“Solo l’attento monitoraggio nella vendita di tali sostanze – dichiara Annalisa Gasparre della LAV – può prevenire simili episodi, dovuti molto spesso all’intolleranza e all’ignoranza. Il fenomeno dei bocconi avvelenati, purtroppo, è diffuso in tutta Italia, soprattutto nelle zone interessate dalla caccia. Destinatari dei bocconi avvelenati spesso sono i c.d. ‘nocivi’: volpi, nutrie, roditori”.
La LAV, ovviamente, condanna simili condotte anche quando rivolte nei confronti di animali selvatici e ricorda che, anche nei loro confronti, è configurabile il delitto di cui all’art. 544 bis codice penale, il quale punisce chi cagiona la morte di un animale, senza necessità o con crudeltà. E’ evidente che avvelenare una volpe o una nutria, per quanto fastidiosi per alcuni, non rientra certamente nell’esercizio di un diritto e, pertanto, non può integrarsi la giustificazione dello ‘stato di necessità’, tale da escludere, appunto, la configurazione del reato.
"Disseminare bocconi avvelenati è illegale e oltre a costare la vita a un numero considerevole di animali, mette a repentaglio la salute pubblica, l’ecosistema e l’ambiente. Le esche avvelenate danneggiano infatti seriamente l’ecosistema poiché non colpiscono solo la specie per la quale vengono approntate, ma tutti gli individui legati nella stessa catena alimentare –dichiara Ilaria Innocenti del Settore nazionale cani e gatti LAV  “I micidiali preparati oltre ad uccidere moltissimi animali, rappresentano un rischio per l’uomo, in particolare per i bambini che, inconsapevoli del pericolo che si cela dentro le esche confezionate talvolta in maniera appetibile, potrebbero toccarle e poi portare le mani alla bocca”. La LAV invita inoltre i cittadini a denunciare alle autorità competenti i casi di avvelenamento, la denuncia anche se contro ignoti è di estrema importanza al fine di  testimoniare la gravità del problema, nonchè di produrre alla LAV le denunce, affinché possa monitorarsi il problema e richiedere provvedimenti opportuni. La LAV è inoltre disponibile ad assistere gratuitamente i denuncianti, per una corretta informativa agli inquirenti, indispensabile per istanze incisive agli organi giudiziari e alle Istituzioni.

07/11/08
Ufficio Stampa LAV Sede Territoriale Provincia di Pavia
V.le Sforza 5 Vigevano (PV) Tel.  347/0821856 
lav.vigevano@infolav.org  www.lav.lombardia.itwww.lav.it


Comunicato Stampa LAV del 13 novembre 2008

Gatto ucciso a Torre Beretti (PV): raccapriccianti elementi emergono a carico di Maggio Elio. L’uccisione era premeditata?

Aveva ucciso un gatto in una notte di agosto e poi lo aveva occultato e gettato nel cassonetto dell’immondizia. È quanto è successo a Torre Beretti (PV), un apparente tranquillo paese della provincia. L’uccisore, Maggio Elio, 75 anni, vicino di casa dei proprietari del gatto, è stato indagato per uccisione di animale, condotta che realizza un delitto vero e proprio.
L’aveva giurata: se i gatti sarebbero andati nuovamente nel suo orto, li avrebbe ammazzati. E ha mantenuto la parola, non era tanto per dire.
Così, aveva acquistato una scatoletta di carne per gatti, aveva adescato il gatto e, mentre questo consumava il pasto, ignaro del suo imminente destino, Maggio Elio lo aveva colpito mortalmente con un badile: questa la ricostruzione a seguito del rinvenimento della scatoletta di carne nel sacchetto dell’immondizia. Poi, ha tentato di inquinare le prove e di occultare le prove del suo crimine, mettendo il gatto in un sacchetto e gettandolo nell’immondizia. Proprio qui, è stata rinvenuta anche la scatoletta di carne utilizzata, oggi sotto sequestro (nelle foto).
“L’intenzionalità del gesto tradisce una notevole ostinazione criminosa, messa in evidenza anche dalla condotta precedente e successiva alla consumazione del reato. La letteratura scientifica ha messo in evidenza che simili atteggiamenti, quando la vittima è un animale, dunque un soggetto indifeso, denotano una particolare indifferenza alla sofferenza, da tenere in considerazione quale indice di valutazione della personalità criminale dei colpevoli”, afferma Annalisa Gasparre, Responsabile Provinciale LAV e legale della famiglia offesa dal reato.
“Temiamo inoltre che l’accanimento e la premeditazione di questa persona possa rivolgersi anche nei confronti di altri gatti, vista la collocazione delle nostre abitazioni (in mezzo alla campagna). Purtroppo la minaccia ricevuta e le prove rinvenute dimostrano l’intenzionalità del gesto; anche i comportamenti seguenti e le dichiarazioni rese alla stampa ci lasciano amareggiati e perplessi. L’uccisione di Cirillo non è certo riconducibile a incidenti o a screzi tra vicini di casa; in merito a questo precisiamo, smentendo l’interpretazione data su alcuni organi di stampa, che non ci sono mai stati litigi o discussioni né lamentele su eventuali danni arrecati all’orto, ma solo l’episodio della minaccia, ricevuta alcuni giorni prima dell’uccisione del nostro gatto”, dicono i proprietari.
L’imputato ha chiesto il patteggiamento a due mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena. La scelta difensiva di patteggiare è, chiaramente, preordinata ad ottenere uno sconto di pena, senza assunzione vera di responsabilità, anche sociale, in ordine ai fatti commessi. Ci si domanda quale sia allora la funzione rieducativa, stabilita dalla Costituzione, alla quale la pena deve tendere, se il patteggiamento ‘sulla pena’ è solo strumentale.
Ora la parola spetta al Giudice per le indagini preliminari, il quale non è un mero ratificatore della volontà di accusa e difesa ma è tenuto a valutare la correttezza della qualificazione giuridica data al ripugnante delitto e la congruità della pena. “Confidiamo che il Giudice Stefano Vitelli apprezzi tutte le risultanze probatorie emergenti dal fascicolo delle indagini e respinga la richiesta di patteggiamento così come concordata tra imputato e Procura, e soprattutto che includa nella sua valutazione tutte le variabili che danno origine a rispettive circostanze aggravanti, nonché stimi la meritevolezza dei benefici di legge in capo all’uccisore, considerato che lo stesso non si è affatto dimostrato pentito del gesto e lo ha dimostrato con una richiesta di patteggiamento a una pena ridicola, ben al di sotto del massimo edittale – 18 mesi – che la sua condotta avrebbe meritato”, aggiunge Annalisa Gasparre.

LAV Vigevano e Lomellina – Vigevano – Viale Sforza n. 5 – tel. 347.0821856 – 333.6387739 – web: www.lav.lombardia.it

 


 

Comunicato stampa 19 novembre 2008
REVOCATA LICENZA PORTO D’ARMI A CACCIATORE CHE AVEVA UCCISO DUE CANI. IN ATTESA DELLA CONCLUSIONE DEL PROCESSO PENALE TESTATO UN EFFICACE STRUMENTO A DIFESA DEGLI ANIMALI

Aveva ucciso due cani nell’aprile 2007 a Montebello della Battaglia (PV), freddandoli con due colpi secchi provenienti da un’arma da fuoco.
La condotta dava origine a un processo – tuttora in corso – finalizzato all’accertamento della responsabilità penale. Tuttavia, nelle more del processo, Barbieri Silvano, cacciatore pavese, è stato raggiunto da una revoca della licenza di porto d’armi ad uso venatorio.
"Si tratta di azioni compiute nei confronti di soggetti indifesi, utilizzando un’arma pericolosa, il cui possesso ed uso è regolato specificamente dalle norme di settore, le quali non consentono un uso indiscriminato e criminale delle armi. In attesa della conclusione del processo penale per il reato previsto e punito dall’art. 544 bis c.p. (Uccisione di animale), non potevamo lasciare l’imputato in possesso delle sue armi e del porto d’armi, con possibilità di reiterare il reato per cui è pendente il processo presso il Tribunale di Voghera. Abbiamo così sperimentato un nuovo percorso, fino ad ora mai considerato, proponendo un’istanza circostanziata alla Questura di Pavia, esponendo le risultanze probatorie già acquisite durante le indagini preliminari, da cui emergevano i fatti (con specifico riferimento all’utilizzo ‘improprio’ dell’arma nei confronti di animali non cacciabili, a stagione venatoria chiusa, e in prossimità del centro abitato), e richiamando la giurispruden!
za del TAR e del Consiglio di Stato in merito alla valutazione che la Questura aveva il potere di compiere in ordine alla permanenza, in capo al Barbieri, dei requisiti che consentivano il rilascio della licenza", afferma Annalisa Gasparre.
Ben prima della condanna penale, ecco uno strumento preventivo efficace contro la reiterazione del reato. Da non sottovalutare, inoltre, l’aspetto ‘punitivo’ intrinseco della revoca della licenza di porto d’armi: il Sig. Barbieri non potrà esercitare attività venatoria.
"Contro i rischi del processo penale, l’istituto della sospensione condizionale della pena (che ‘congela’ pene detentive e pecuniarie), contro l’ineffettività delle sanzioni penali, un’unica certezza: la revoca del porto d’armi, provvedimento amministrativo, è effettiva e restituisce efficacia alla punizione e dignità alle vittime", aggiunge Annalisa Gasparre.

Ufficio Stampa LAV – Sede Territoriale – Provincia di Pavia – V.le Sforza 5 – Vigevano (PV)  – lav.vigevano@infolav.org – www.lav.lombardia.itwww.lav.it

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