Mangiare carne?

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http://www.lideale.info/ReadArticolo.aspx?id=2290&par=c

Food for Life

La scienza contro l’ingiustizia alimentare

Maria & Enrico Marotta

Nel mondo, 1.2 miliardi di persone vive con meno di 1 dollaro al giorno, 852 milioni sono i denutriti cronici, 5 milioni di bambini sotto i cinque anni muoiono ogni anno per malnutrizione. Sono cifre cui le cronache mediatiche ci hanno abituati. Dimezzare la povertà estrema nel mondo entro il 2015, questa la sfida lanciata dall’Onu all’inizio del nuovo millennio. Insieme ad altri sette obiettivi specifici come raggiungere l’istruzione primaria universale, promuovere l’uguaglianza di genere, migliorare la salute materna. Un traguardo utopico o un progetto realizzabile? Lotta alla povertà significa, anzitutto, destinare le risorse necessarie agli aiuti internazionali, assegnando lo 0,7% del Prodotto Interno Lordo alla cooperazione e allo sviluppo. Questo impegno, confermato nel 2002 a Monterrey, era stato preso dai paesi ricchi nel 1980, eppure quasi tutti sono ancora ben lontani dal raggiungerlo.

Secondo le Nazioni Unite, Asia e Nord Africa sono sulla strada giusta per raggiungere il traguardo di dimezzare la povertà estrema entro i prossimi sette anni. Lo stesso non si può dire per altre vaste regioni dell’Africa Sub-Sahariana, dove persistono condizioni estreme di limite alla sopravvivenza.

Ancora una volta, dunque, si ripropone la sfida dell’equità e della capacità di creare condizioni di sviluppo reali e sostenibili per vincere la fame, perché essa è la peggiore iniquità dei nostri tempi.

Intervista al Prof. Umberto Veronesi, promotore di: “The Future of Science”, Food and Water for Life , Venezia, 24 – 27 settembre 2008.

Prof. parlando delle disparità alimentari tra il Nord e il Sud del mondo, lei parla dell’ingiustizia alimentare. Perché?

L’ingiustizia alimentare è una delle peggiori iniquità dei nostri tempi, un’offesa alla cultura e alla civiltà umane di fronte alla quale non possiamo rimanere inerti. Da un lato, nei Paesi in via di sviluppo, ci sono 840 milioni di persone che soffrono di malnutrizione cronica e 40 milioni, di cui 15 milioni di bambini, che muoiono di fame. Dall’altro, nel mondo occidentale, aumenta l’obesità fra i nostri figli, le nostre adolescenti anoressiche usano il cibo come ricatto e se ne privano fino a lasciarsi morire, la nostra dieta opulenta ci fa ammalare sempre di più. In realtà c’è qualcosa che possiamo fare da subito per contrastare questa situazione: utilizzare le scoperte e gli strumenti della scienza genetica nel campo della produzione alimentare e assumere un comportamento alimentare più responsabile.

Quale sarebbe il comportamento alimentare più responsabile da assumere?

Buona parte degli scienziati concordano che è inevitabile orientarsi verso un modello che preveda la progressiva riduzione del consumo di carne, per tre motivi. Il primo è di ordine ecologico/sociale. I prodotti agricoli a livello mondiale sarebbero in realtà sufficienti a sfamare tutti se venissero equamente divisi, e soprattutto se non fossero in gran parte utilizzati per alimentare gli animali da allevamento. Ogni anno 150 milioni di tonnellate di cereali sono destinate a bovini, polli e ovini, con una perdita di oltre l’80% di potenzialità nutritiva; in pratica il 50% dei cereali e il 75% della soia raccolti nel mondo servono a nutrire gli animali d’allevamento. L’America meridionale, per fare posto agli allevamenti, distrugge ogni anno una parte della foresta amazzonica grande come l’Austria. Gli allevamenti intensivi producono fino a tre tonnellate di liquami per ogni cittadino, inquinando il sottosuolo, e l’evaporazione dei liquami è tra le cause principali delle piog!
ge acide. Per produrre la stessa quantità di cibo, l’allevamento intensivo consuma molta più acqua della coltivazione (per un chilo di carne bovina occorrono circa 15.000 litri d’acqua, mentre per un chilo di cereali ne bastano poco più di 100). La stessa estensione di territorio produce oltre dieci volte più proteine se coltivata a cereali e leguminose per il consumo umano che se destinata a pascolo o a coltivazioni per la produzione di mangimi. Trentasei dei quaranta Paesi più poveri del mondo esportano cereali negli Stati Uniti, dove il 90% del prodotto importato è utilizzato per nutrire animali destinati al macello.

Cosa succederebbe se i Paesi emergenti superpopolati, come la Cina, assumessero le abitudini alimentari occidentali, tipicamente carnivore?

Oggi ci sono tre miliardi di capi di bestiame destinati a sfamare circa 1 miliardo di persone dei 6 miliardi che popolano la Terra e che invece si nutrono essenzialmente di cereali: riso, frumento, mais, orzo. Se tutti si mettessero a mangiare carne avremmo più animali che uomini sul pianeta, infrangendo ogni tipo del suo equilibrio. La riduzione di carne, tutelerebbe meglio la salute. Non ci sono dubbi che un’alimentazione povera di carne e ricca di vegetali sia più adatta a mantenerci in buona forma. Gli alimenti di origine vegetale hanno una funzione protettiva contro l’azione dei radicali liberi, cioè quelle molecole che possono alterare la struttura delle cellule e dei loro geni. Si può quindi pensare che chi segue un’alimentazione ricca di alimenti vegetali è meno a rischio di ammalarsi e possa vivere più a lungo.

La carne contiene sostanze nocive per la salute?

Noi siamo circondati da sostanze inquinanti, che possono mettere a rischio la nostra vita. Sono sostanze nocive se le respiriamo, ma lo sono molto di più se le ingeriamo. Consumando carne, ci mettiamo proprio in questa situazione, perché dall’atmosfera queste sostanze ricadono sul terreno, e quindi sull’erba che, mangiata dal bestiame, (o attraverso i mangimi) le introduce nei suoi depositi adiposi, e poi nel nostro piatto quando la mangiamo. L’accumulo di sostanze tossiche ci predispone a molte malattie cosiddette “del benessere” (diabete non insulino-dipendente, aterosclerosi, obesità). Anche il rischio oncologico è legato alla quantità di carne che consumiamo. Le sostanze tossiche, si accumulano più facilmente nel tessuto adiposo, dove rimangono per molto tempo esponendoci più a lungo ai loro effetti tossici. Frutta e verdura sono alimenti poverissimi di grassi e ricchi di fibre: queste, agevolando il transito del cibo ingerito, riducono il tempo di contatto con la parete!
  intestinale degli eventuali agenti cancerogeni presenti negli alimenti.. I vegetali poi, oltre a contaminarci molto meno degli altri alimenti, sono scrigni di preziose sostanze come vitamine, antiossidanti e inibitori della cancerogenesi che consentono di neutralizzare gli agenti cancerogeni, di “diluirne” la formazione e di ridurre la proliferazione delle cellule malate.

Allora bisogna diventare vegetariani per stare meglio?

Vi è certamente una motivazione di ordine etico- filosofico che nasce dal massimo rispetto per la vita in tutte le sue forme, specie quando questa non può far valere le proprie ragioni. Gli animali di allevamento sono sottoposti a un trattamento crudele. Sono ormai considerati “macchine di trasformazione” di una merce a costo noto (i mangimi) in un’altra (la carne) il cui prezzo deve essere remunerativo al massimo, detratte le spese di allevamento, che devono essere contratte al minimo. Questa logica di mercato scatena la violenza totale nei confronti degli animali che vengono letteralmente torturati: immobilizzati per impedire il movimento, ingozzati di cibo e anche percossi perché il muscolo si spezzi e la carne risulti più gustosa. Anche la pratica della macellazione è violenza allo stato puro e risveglia un senso di ripugnanza nel vedere come l’animale viene inizialmente solo stordito per poi essere sgozzato in modo che la morte avvenga per dissanguamento (questo è quant!
o impone la legge sulla macellazione), affinché la sua carne prenda un colorito più chiaro. Rinunciare alla carne dunque è un modo di contribuire ad alleviare le sofferenze inutili degli altri animali.

Chi è

Umberto Veronesi è nato a Milano e in questa città da sempre vive e lavora come chirurgo, ricercatore, uomo di scienza e di cultura. Laureatosi nei primi anni Cinquanta, decide fin da subito di dedicare la sua opera professionale allo studio e alla cura dei tumori: dopo un paio di importanti soggiorni all’estero (Inghilterra e Francia) entra all’Istituto dei Tumori di Milano come volontario e ne diventa Direttore Generale nel 1975. Il nome di Veronesi è legato a grandi contributi scientifici e culturali riconosciuti ed apprezzati in tutto il mondo e per questo premiato con sei lauree Honoris- Causa in medicina internazionali (due dall’Argentina, una dal Brasile, una dalla Grecia, una dal Belgio e una Cracovia). I più significativi e importanti riguardano in particolare l’invenzione e la diffusione della chirurgia conservativa per la cura dei tumori mammari. I dati preliminari vennero pubblicati nel 1981 sul prestigioso New England Journal of Medicine e da quel momento ebbe inizio nel mondo la grande evoluzione di pensiero che doveva portare negli anni successivi a risparmiare alle donne con tumore al seno l’asportazione della mammella. Più recentemente ha proseguito sulla stessa strada con la biopsia del linfonodo sentinella per evitare la dissezione ascellare nei casi in cui i linfonodi siano sani. In questi ultimissimi anni ha rivoluzionato le procedure della radioterapia dei tumori mammari, introducendo la radioterapia intraoperatoria, che si esaurisce in una sola seduta, durante l’intervento stesso. Vent’anni fa ha aperto nel mondo la via alla prevenzione del tumore mammario con due studi concentrati sull’azione preventiva dei retinoidi (derivati della vitamina A) e del tamoxifene agenti in grado di proteggere le cellule mammarie dal rischio di carcinoma mammario.
Con la fondazione del Gruppo Internazionale sul Melanoma nel 1970 ha dato impulso alle ricerche sul melanoma, il più grande tumore della pelle fino a pochi anni fa quasi ignorato dalla medicina tradizionale. Veronesi ha dedicato le sue energie a promuovere l’aggiornamento medico. Nel 1982 ha fondato la Scuola Europea di Oncologia che ha riportato l’Italia ad essere uno dei punti di riferimento mondiali per tutti coloro che cercano una formazione nel campo della diagnosi e della cura dei tumori. Per vent’anni Direttore dell’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano che ha portato a livelli di eccellenza, ha poi realizzato il suo spirito europeistico creando l’Istituto Europeo di Oncologia, struttura d’avanguardia nel panorama mondiale. Presidente dell’Unione Internazionale contro il Cancro fino al 1982, dell’Organizzazione Europea per le Ricerche sui Tumori (EORTC) dal 1985 al 1988 e Presidente del Comitato Permanente degli Esperti Oncologi presso la Comunità Europea, della Federation of European Cancer Societies (FECS) dal 1991 al 1993. Nel 1994 è stato nominato Presidente del “Committee of Cancer Expert” of Commission of European Communities nell’ambito della quale si è fatto promotore dell’unico programma mai realizzato di lotta ai tumori “Europa contro il cancro”. Veronesi è autore di circa 600 pubblicazioni scientifiche e dodici Trattati di Oncologia. Da maggio 1994 ad aprile 2000 è stato Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Da aprile 2000 a giugno 2001 gli è stato affidato l’incarico di Ministro della Sanità della Repubblica Italiana. Dal 1 luglio 2001 ha ripreso la posizione di Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia.

http://magazine.liquida.it/2008/10/21/lappello-dellonu-mangiate-meno-carne/

L’appello dell’Onu: mangiate meno carne
Il richiamo dell’ONU: l’allevamento intensivo e il consumo di carne provoca danni ambientali, aumenta i casi di malnutrizione e genera emissioni inquinanti. Consumare meno per stare meglio tutti.

Fino a poco tempo fa, chi faceva una scelta vegetariana o vegana lo faceva per un principio etico, legato alle sofferenze animali e alle condizioni inumane in cui veniva – e viene – allevato il bestiame destinato all’alimentazione. Adesso invece, il problema del consumo di carne è una questione che va, e sempre di più andrà, a toccare anche chi non si è mai chiesto come abbia vissuto l’animale che ha nel piatto. E’ nientemeno che l’Onu a lanciare un appello al mondo intero: mangiate meno carne. Blogeko riassume la questione in maniera puntuale e precisa:
Le emissioni legate all’allevamento, nel calcolo della Fao, tengono conto di tutti gli aspetti del ciclo produttivo della carne. Disboscamento per far posto a pascoli e campi, coltivazione del foraggio e delle granaglie destinate alle mandrie, emissioni di metano (un gas serra molto più potente dell’anidride carbonica) legate ai processi digestivi del bestiame.
Per fare un paragone, al traffico è legato il 13% delle emissioni mondiali di gas serra. Il 5% in meno rispetto all’allevamento.
Nel suo discorso, sempre stando alle anticipazioni, Pachauri cercherà di far passare questo concetto: non mangiar carne anche solo un giorno alla settimana, tanto per cominciare, è uno dei maggiori contributi che l’individuo può dare, con il suo stile di vita, alla lotta contro i cambiamenti climatici.
Mentre nel secolo scorso il bestiame veniva nutrito con gli scarti o con foraggi che non rientravano nell’alimentazione umana, attualmente gli animali di allevamento consumano enormi quantità di cereali che vengono sottratti al consumo umano.
Scrive Equoonline:
Cereali, carne e perfino energia sono collegati tra loro in un rapporto di interdipendenza che potrebbe avere spaventose conseguenze. Benché circa 800 milioni di persone di questo pianeta soffrano la fame o siano affette da malnutrizione, la maggior parte dei raccolti di mais e soia coltivati finiscono a nutrire bestiame, maiali e galline. Ciò avviene malgrado un’implicita inefficienza: per produrre le stesse calorie assimilate tramite il consumo di carni di bestiame allevato e il consumo diretto di cereali occorrono da due a cinque volte più cereali, secondo quanto afferma Rosamond Naylor, docente associato di economia all’università di Stanford. Nel caso di bestiame allevato negli Stati Uniti con cereali questo dato deve essere moltiplicato ancora per dieci. Negli Stati Uniti l’agricoltura praticata per soddisfare la domanda di carne contribuisce, secondo l’Agenzia per la Protezione Ambientale, a circa tre quarti dei problemi di qualità dell’acqua che caratterizzano i fium!
i e i corsi d’acqua della nazione.
In Australia il problema delle emissioni generate dall’allevamento ovino e bovino è tale che è stato proposto ai produttori di cambiare specie e cominciare ad allevare canguri, che non essendo ruminanti non producono metano nel loro processo digestivo.
Spiega Ecoblog:
Il metano è un gas 23 volte più potente rispetto all’anidride carbonica per quel che riguarda gli effetti sul cambio climatico.
Vediamo in dettaglio di cosa si tratta. Si calcola che ogni pecora produca 20 litri di metano al giorno e dato il numero elevato di questi animali d’allevamento in Australia (circa 90 milioni di capi) ci sono pressioni affinché le loro emissioni vengano ridotte.
Oltretutto l’allevamento intensivo oltre che insostenibile dal punto di vista ambientale viene finanziato con soldi pubblici: l’Unione Europea nei sei anni appena trascorsi ha speso in sussidi agli allevatori 46 miliardi di euro.
Il prezzo della carne è tenuto in questo modo artificialmente basso, ma quello che non si paga alla cassa del supermercato è già stato abbondantemente pagato in tasse.
E oltre a tutte le motivazioni viste finora, un minore consumo di carne sarebbe auspicabile anche dal punto di vista della salute, come confermano gli studi sulla dieta mediterranea di cui racconta Bioblog:
Un significativo miglioramento dello stato di salute, con una riduzione del 9% della mortalità totale, del 9% della mortalità per cause cardiovascolari, del 13% dell’incidenza di patologie come Parkinson e Alzheimer e del 6% dell’incidenza o mortalità per tumori. Ecco quanto si registra in chi segue stabilmente la dieta mediterranea.
Insomma, ridurre la richiesta di carne porterebbe benefici a tutti: alle persone, agli animali e all’ambiente.
Post pubblicato da: Tostoini il 21 Ottobre 2008 – 15 posts su Liquida magazine.
Sito web:
http://www.liquida.it

LAV Vigevano e Lomellina – Vigevano – Viale Sforza n. 5 – tel. 347.0821856 – 333.6387739
web: www.lav.lombardia.it

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